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Le malattie del viaggiatore

E’ risaputo che, a seconda del tipo di viaggio e della destinazione scelta, i viaggiatori corrono il rischio di contrarre diverse malattie. Il Ministero degli Affari Esteri, in collaborazione con il Ministero della Salute, ha redatto un vademecum con consigli ed informazioni utili sulle principali “malattie del viaggiatore”. Vediamo quali sono.

Sognate di volare a Calcutta, ma avete paura di eventuali malattie che potreste contrarre in India?
Non disperate: non occorre rinunciare al viaggio dei vostri sogni, né partire con paure irrazionali, perché è possibile conciliare l’amore per i viaggi più “esotici” con la tutela responsabile della propria salute. Basta infatti informarsi adeguatamente e per tempo sulle condizioni igienico-sanitarie del Paese che s’intende visitare e le relative precauzioni che è bene adottare. In questo senso un grande aiuto proviene dal sito “Viaggiare Sicuri” del Ministero degli Affarti Esteri italiano che fornisce informazioni esaurienti sulle principali malattie che si possono contrarre in viaggio e sulla situazione sanitaria di ciascun Paese del mondo.

Le malattie del viaggiatore

Ricordando che la migliore prevenzione comincia sempre dal rispetto scrupoloso dell’igiene personale e degli alimenti e che all’insorgenza dei primi sintomi di queste malattie è neccessario rivolgersi immediatamenti ad un medico o ad una struttura ospedaliera del luogo, ecco di seguito una parte delle pricipali malattie del viaggiatore:

Amebiasi

Il nome deriva dal parassita, l’ameba, che causa la malattia con manifestazioni intestinali ed extraintestinali. La malattia si contrae a seguito di ingestione di acqua o alimenti contaminati da materiale fecale in cui sono presenti questi parassiti. L’uomo è l’unica sorgente di trasmissione; il contagio da uomo a uomo può avvenire tramite contatto con mani sporche o per via sessuale.

Sintomi: la malattia si manifesta dopo un periodo di incubazione di circa 2-4 settimane, determinando dolori addominali e diarrea acuta o, nei casi più gravi, febbre, diarrea sanguinolenta, ascesso epatico.

Cura: il rispetto e l’ossorvenza scrupolose di rigorose norme igieniche personali e nell’assunzione di alimenti sono un’importante forma di prevenzione. Non esistono vaccini per questa malattia; dopo i primi sintomi sospetti occorre rivolgersi subito ad una strutturale ospedaliera o ad un medico.

Zone a rischio: Paesi tropicali o sub-tropicali, con clima caldo-umido e cattive condizioni igienico-sanitarie.

Il parassita responsabile dell'Amebiasi
Il parassita responsabile dell’Amebiasi

Colera

E’ un’infezione intestinale acuta, causata da un batterio chiamato “vibrione del colera”. Il vibrione produce una tossina che danneggia le cellule della mucosa intestinale ed altera la capacità di assorbimento delle sostanze nutritive e dei liquidi da parte dell’intestino. Il contagio avviene tramite ingestione di acqua o alimenti contaminati da materiale fecale di soggetti infetti (portatori sani o convalescenti).

Sintomi: dopo un periodo di incubazione che può durare qualche ore o fino a 5 giorni, i sintomi con quali si manifesta la malattia sono diarrea, vomito, disidratazione e ipotermia.

Cura: i vaccini anticolerici hanno una bassa efficacia e non sono consigliati dalle autorità sanitarie italiane ed internazionali. Il rispetto delle norme igieniche basilari – disinfezione dell’acqua, pulizia degli ambienti e degli alimenti, uso di detergenti e disinfettanti – sono sufficienti a prevenire l’insorgere della malattia. La malattia ha in ogni caso un basso tasso di letalità, a patto che si intervenga tempestivamente con un’adeguata cura reidratante.

Zone a rischio: gran parte dell’Africa, parte del Medio Oriente, Cina, India, Asia centrale, Indocina.

Zone di diffusione del colera

Dengue

Malattia virale acuta provocata da un virus appartenente al genere Flavivurs, attraverso la puntura di zanzare Aedes (lo stesso responsabile della febbre gialla), che si può manifestare in due forme: la dengue classica e la dengue emorragica.

Sintomi: Il periodo di incubazione varia da 5 a 7 giorni ed è lo stesso per entrambe le forme di dengue. La malattia si manifesta inizialmente con febbre improvvisa, arrossamento del viso, inappetenza, lievi disturbi gastrointestinali e respiratori; successivamente – dopo lo sfebbramento – il soggetto infetto mostra debolezza, irritabilità, pallore, colorito cianotico, bassa pressione, eruzioni cutanee, perdita di sangue dal naso o dalle gengive, emorragie gastrointestinali.

Cura: non esistono ancora vaccini contro la Dengue, ma la sua letalità non supera il 2% dei casi, che può però arrivare al 50%, se non curata tempestivamente in adeguate strutture sanitarie.

Zone a rischio: Sud-Est asiatico, Africa, Oceania, America centrale e meridionale.

Zone di diffusione della dengue

Febbre gialla

Malattia causata dal virus del genere Flavivurs  (lo stesso a cui appartiene il virus della dengue) e trasmessa tramite puntura di zanzare infette del genere Aedes (lo stesso responsabile della dengue).

Sintomi: febbre improvvisa con brividi, dolori muscolari, nausea, vomito, colorito giallastro.

Cura: di solito la malattia termina dopo 5 giorni, ma possono verificarsi delle ricadute annunciate da manifestazioni emorragiche (sangue dal naso, dalle gengive o dall’apparato gastrointestinale, insufficienza epatiche e renale) che non vanno sottovalutate. La prevenzione riguarda tutti gli accorgimenti per evitare la puntura di zanzara (uso di zanzariere, repellenti ecc.). Esiste inoltre un vaccino (monodose) contro la febbre gialla, obbligatorio per coloro che provengono da un’arera a rischio e si recano in un’altra area del mondo dove la malattia non è presente.

Zone a rischio: Africa centrale ed occidentale subsahariana, regioni equatoriali e tropicali dell’America centrale e Meridionale.

Diffusione della febbre gialla in Africa
Diffusione della febbre gialla in Sud America

Malaria

Si tratta di una malattia infettiva causata da parassiti chiamati plasmodi, veicolati all’uomo attraverso la puntura di zanzare Anopheles. Malattia già nota in antichità, la malaria è scomparsa dall’Italia negli anni ’50, ma causa ancora oggi 1 milione di morti all’anno nelle regioni sub-sahariane dell’Africa.

Sintomi: febbre con brividi, sudorazione, mal di testa, dolori muscolari, mal di schiena, tosse, nausea, vomito, diarrea. I soggetti più esposti e nei quali l’insorgenza della malaria può comportare i rischi più gravi sono i bambini e le donne in gravidanza.

Cura: poiché la malaria si contrae tramite puntara di zanzara, le principali norme comportamentali di prevenzione raccomandano l’uso di zanzariere e di repellenti cutanei ed ambientali. Non esistono vaccini antimalarici capaci di prevenire l’infezione al 100%; tuttavia è consigliabile, a seconda del tipo di viaggio e della destinazione scelta, consultare le autorità mediche 1 o 2 settimane prima di partire, per procedere ad efficaci terapie farmocologiche di prevenzione come la chemioprofilassi.

Zone a rischio: gran parte dell’Africa, America Latina (soprattutto il bacino ammazzonico) ed Asia (specialmente le aree rurali del sud-est).

Aree di diffusione della malaria
Foto: Doc. RNDr. Josef Reischig, CScMarvel, Percherie / Wikimedia cc.

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