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Bardarbunga, il vulcano più grande dell’Islanda, è in eruzione, ma al momento non sembra profilarsi la paralisi del traffico aereo europeo che si registrò nel 2010, in occasione dell’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull.

L’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea (AESA) ha raccomandato ai Paesi membri di non chiudere il proprio spazio aereo prima dell’apparizione di eventuali nuvole di cenere vulcanica e di valutare questa opzione come ultima misura estrema. Una scelta diametralmente opposta a quella presa quattro anni fa dalla Commissione Europea che decise di sospendere il traffico aereo europeo, provocando la cancellazione di 10.000 voli e lasciando a terra milioni di passeggeri.

Il motivo di questa nuovo approccio è dovuto alla maggiore conoscenza scientifica che in questi anni si è sviluppata attorno alle nuvole di cenere vulcanica generate dall’eruzione dei vulcani islandesi con conseguente innalzamento delle soglie di sicurezza. Già nella primavera del 2011 l’eruzione di un altro vulcano, Grimsvötn, aveva provocato disagi molto più ridotti rispetto all’anno precendente, lasciando a terra soltanto qualche centiania di voli e senza alcuna conseguenza nei mesi successivi per coloro che intendevano volare a Reykjavik.

Foto:  Bjarki Sigursveinsson / Flickr cc.

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