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Il Magazine del viaggiatore
  •   4 minuti di lettura

Oggi vi parliamo di un tipo di malessere interiore che a volte può colpire il turista in vacanza. Ecco di cosa si tratta, quali sono i sintomi e chi sono i soggetti più esposti.

Vi è mai capitato di aver sognato per molto tempo di visitare un posto e, dopo aver preso un volo per Calcutta o Venezia ed essere finalmente giunti nella meta tanto agognata, sentirvi investiti da un senso di turbamento? Allora probabilmente siete stati vittime della sindrome del viaggiatore, una forma di malessere interiore che colpisce i turisti in viaggio, lontani da casa ed immersi in una realtà a cui non erano preparati emotivamente.

Le cause

Un viaggio non comporta solo fatica fisica, ma anche psicologica ed emotiva. Quando la realtà del posto delude o supera le aspettative che il visitatore aveva maturato prima di partire, si manifestano un sentimento di spaesamento e delle difficoltà di adattamento che provocano preoccupazioni psicologiche di vario tipo, come piccoli distrubi passeggeri della personalità o nevrosi.
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I sintomi

I sintomi sono di tipo psicosomatico e psiachiatrico e variano a seconda della gravità del malessere percepito. Si va dalla semplice sensazione di disagio allo stress, fino alla tachicardia e alle ondate di calore. Nei casi più estremi possono manifestarsi allucinazioni, forme di delirio, paranoia, crisi d’identità ed allora è consigliabile un rimpatrio immediato del turista, per un ritorno rapido alla normalità quotidiana.
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I soggetti più esposti

In generale tutti ne possono essere vittime, ma le persone più a rischio sono i viaggiatori solitari che, in caso d’insorgenza dei disturbi, non hanno accanto nessuno che li possa tranquillizzare e riconettere con il proprio mondo di riferimento. In alcuni casi specifici, come per la sindrome di Stendhal di uci parleremo più avanti, i soggetti più esposti sono i viaggiattori particolarmente sensibili all’estetica.
shutterstock_253835671In realtà bisognerebbe parlare di sindrome del viaggiatore al plurale, poiché diverse sono le forme in cui può manifestarsi questo malessere, a volte per motivi opposti tra loro. Ecco le principali:

La sindrome di Stendhal

E’ la forma più strana, perché nasce da un meccanismo psicologico positivo: in questo caso il viaggiatore non riesce a “metabolizzare” emotivamente la bellezza di un luogo o di un’opera d’arte che va al di là delle sue più rosee aspettative. Per questo motivo questa sindrome colpisce soprattutto i viaggiatori che amano e conoscono l’arte e possono essere turbati emotivamente dall’eccessiva bellezza che devono affrontare. Com’è facile capire, questa sindrome, non a caso chiamata anche “sindrome di Firenze“, si manifesta per lo più nelle più città d’arte più amate dai turisti.

La sindrome di Stendhal colpisce le persone più sensibili all’estetica artistica

La sindrome di Parigi

Secondo l’ambasciata giapponese a Parigi, annualmente circa una ventina di turisti in visita dal Sol Levante nella capitale francese vengono colpiti da questa sindrome tutta parigina. Le cause sono dovute all’immagine eccessivamente idealizzata e romantica della Ville Lumière che viene veicolata ai turisti nel loro Paese d’origine. Così, quando i visitatori si rendono conto che la Parigi reale è ben diversa da quella edulcorata dei film e delle riviste e scoprono che anche nella capitale transalpina – come in ogni altra grande metropoli del mondo – esistono strade sporche, gente poco simpatica e poco accogliente, trasporti affollati, ritmi frenetici e quartieri poveri, la delusione e lo shock sono troppo forti e ciò determina una condizione di malessere.

Le principali vittime della sindrome di Parigi sono i visitatori giapponesi

La sindrome di Gerusalemme

Il questo caso si potrebbe parlare più in generale di “sindrome da pellegrinaggio“, poiché sono le emozioni legate al fattore religioso a provocare turbamento, una condizione riscontrabile anche tra i pellegrini in visita in altri luoghi di richiamo religioso ( Vaticano, Lourdes ecc.). A volte però il malessere è più specificamente legato alla Città Santa per le tre religioni monoteiste: in questo caso il turista può provare un senso di svilimento, se percepisce la realtà complessa e difficile di Gerusalemme – ad esempio la tensione che si vive in città per il conflitto arabo-isrealiano – come incompatibile con il proprio pathos religioso.

Gerusalemme non sempre soddisfa le aspettative spirtuali dei suoi pellegrini

La sindrome dell’India

Simile al caso precedente, la sindrome dell’India nasce dal fatto che alcuni turisti non trovano il misticismo e la serenità spirituale che li ha spinti a visitare questo immenso Paese. Il confronto diretto con città sovraffollate, sporche e caotiche, dove la violenza e la povertà sono elementi non marginali della realtà locale, possono quindi determinare un senso di angoscia, che a volte può sfociare persino in un comportamento paranoico verso la popolazione locale.

L’India è una realtà molto complessa, che a volte può deludere il turista in cerca di serenità spirituale

I rimedi

Le sindromi da viaggio possono teoricamente rivelare disturbi più seri della personalità, ma si tratta di casi molto rari e quindi bisogna evitare inutili allarmismi. I medici sottolineano che incontrare questi disturbi in vacanza non significa essere pazzi e che la sindrome non è irriversabile: i sintomi cessano quasi sempre una volta tornati a casa e alla vita quotidiana di tutti i giorni. L’importante è cercare di sdrammatizzare e non perdere la voglia di continuare a viaggiare: la prossima vacanza sarà migliore.


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2 responses to “La sindrome del viaggiatore

  1. Ciao Antonio, complimenti per questo tuo articolo sui vari “malesseri” di cui può essere affetto in genere il viaggiatore. L’ho trovato molto interessante, ben scritto e chiaro 🙂 continueró a visitare volentieri il sito.. ciao buon lavoro!

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