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Il Magazine del viaggiatore
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Gaspare circa dieci anni fa è emigrato a Parigi per inseguire l’amore, ma ben presto capisce che l’amore è solo un pretesto, perché ciò di cui è veramente innamorato non è una donna, ma la Ville Lumière, sognata ed idealizzata sui libri dei classici francesi. Torna quindi definitivamente nella capitale francese e da 5 anni racconta la città e la sua vita parigina sul blog “Italiani a Parigi”.

1. Buongiorno Gaspare. Per prima cosa vorremmo sapere perché hai scelto di vivere proprio a Parigi.

Ho sempre avuto un forte legame con la cultura transalpina e la Ville Lumière ha sempre occupato un posto essenziale nel mio immaginario di perenne sognatore.  Tuttavia, se devo essere sincero, non avrei scommesso un solo centesimo su un mio possibile futuro lontano dalla Sicilia e dall’Italia in generale: mi sentivo così legato a quella terra da non poter farne a meno, non riuscivo ad immaginare una vita lontano dalla mia gente, dalle mie abitudini, da tutto ciò che conoscevo troppo bene e che faceva parte del mio essere.

La spinta di cui avevo bisogno è arrivata nel modo più casuale e al tempo stesso dolce: è stato l’amore per una parigina a condurmi, nell’ottobre del 2003 a Parigi. La mia storia sentimentale termina però prestissimo per incompatibilità personali (e non culturali perché con il resto dei francesi le cose vanno abbastanza bene) e la voglia di tornare in Italia è tantissima, soprattutto dopo una delusione sentimentale che ha ingigantito la mia solitudine, già di smisurate proporzioni, di migrante. Tuttavia ho deciso di restare in questa città, ho deciso di sfidare Parigi, un pò come Rastignac, il protagonista del romanzo di BalzacLe père Goriot”, che abbracciando d’un solo sguardo tutta la città dall’alto della collina dove sorge il cimitero Pere-Lachaise, lanciò la sua sfida a Parigi “A nous deux maintenant!”
Ho deciso di restare perché inconsciamente sapevo che essere a Parigi era quello che volevo più d’ogni altra cosa e che la storia d’amore era solo un pretesto per raggiungere la città che da troppo tempo volevo conoscere.

Gaspare e la Tour Effeil

 

Nonostante mi sentissi ben ambientato a Parigi, non avevo la coscienza tranquilla sapendo che avevo abbandonato l’università’ senza arrivare alla fine. Mi mancavano solo due esami e la tesi.
E così nel 2004 sono tornato a Palermo per conseguire la Laurea e non a caso la tesi che ho presentato “Fabrizio de André’ e l’influsso francese: suggestioni poetiche e culturali” è legata alla cultura francese.
Resto in Sicilia qualche mese dopo il conseguimento della laurea, mando qualche curriculum senza troppe aspettative, mi illudo di poter riabituarmi ai ritmi di vita siciliani che così bene conoscevo…ma ormai Parigi era entrata dentro di me, ormai faceva parte di me.
Al di la del richiamo poetico della città, dopo aver vissuto a Parigi ero tornato in Sicilia con una visione più lucida e mi sono reso conto che la differenza era abissale, Parigi offriva un panorama di possibilità vastissimo.

Lascio di nuovo la Sicilia ma questa volta non è il cuore a dettare la mia scelta  ma la ragione, la consapevolezza che a Parigi posso andare avanti con le mie forze, a testa alta, con dignità , valorizzando i miei studi. Purtroppo tutto ciò in Italia mi risultava più difficile.
Tornato a Parigi ritrovo subito Valeria, una collega universitaria, anch’essa siciliana, che avevo conosciuto a Palermo e che mi aveva espresso la sua identica voglia di andare a vivere a Parigi. Valeria è diventata mia moglie e viviamo insieme da quasi 10 anni.

2. Quando e perché hai deciso di far nascere il tuo blog “Italiani a Parigi”?

Il sito www.italianiaparigi.com  nasce nel 2008, quando gia abitavo da 5 anni nella capitale francese, da una doppia necessitá. Da un lato il bisogno di riappropriarmi delle radici italiane creando un punto di riferimento per la comunita italo-francese, dall’altro il desiderio di condividere il mio bagaglio di conoscenza e di vita.
Dopo aver passato parecchi anni a contatto della mutietnica società parigina, ho sentito il bisogno di avvicinarmi alla comunità italiana.
Ho iniziato a cercare gli italiani a Parigi su Internet ma mi sono rapidamente reso conto che i siti disponibili erano pochissimi.
Avendo la passione per il web, mi sono detto che avevo il compito di realizzare quialcosa di utile per tutti quegli italiani che, come me, necessitavano di idee e consigli per vivere a Parigi.

Il sito si propone come una guida pratica, fatta da un italiano per gli italiani, per utilizzare la città in modo intelligente, e una fonte di idee per divertirsi.
Le pagine del sito consigliano luoghi insoliti, astuzie e consigli per chi abita a Parigi e per chi sogna di farlo. Il sito non ha alcuno scopo di lucro. L’unico obiettivo che mi sono posto quando lo ho realizzato e ancora adesso che lo porto avanti e’ quello di informare e dare delle linee guida per ambientarsi in questa citta’. Vittima del suo successo, il sito e’ stato affiancato dall’omonimo blog che rappresenta il suo gemello interattivo. Il blog viene aggiornato costantemente con articoli attuali che stimolano le reazioni e i commenti degli utenti. L’anima del blog e’ piu’ interattiva e stimola maggiormente il confronto e lo scambio con i lettori.

3. La Ville Lumière è stata all’altezza delle tue aspettative o c’è qualcosa in cui ti ha deluso?

La mia vita e’ cambiata in meglio da quando abito in Francia poiché ho preso in mano le redini del mio destino. Quando abitavo in Italia ero giunto ad un punto di stasi e, dominato da una visione troppo fatalista, vivevo alla giornata lasciandomi trasportare dagli eventi.
Non vedendo vie d’uscita a quella situazione di stallo nella quale si trovava bloccata la mia esistenza, ho trovato nell’emigrazione una valvola di sfogo che mi ha aiutato a scuotermi.
Giunto a Parigi mi sono molto responsabilizzato e mi sono reso conto che se non siamo noi stessi a compiere le mosse necessarie a cambiare le cose, nessun altro lo farà mai al nostro posto.

Louvre

La mia vita a Parigi ha preso sfumature nuove, ho imparato a vivere questa città con passione, a lasciarmi trasportare dalla sua magica follia, a lasciarmi inebriare da quel vortice di cultura ed emozioni che solo questa frizzante città sa offrire.
L’incontro con Parigi è stato decisivo per me perché ha risvegliato il mio spirito intorpidito e mi ha ridato nuovo vigore e nuova forza. Inoltre, devo ammettere che a Parigi ho trovato un sistema sociale ben concepito che protegge e agevola i suoi cittadini in vari modi e un meccanismo lavorativo che offre tantissime possibilità partendo da basi meritocratiche.
No, Parigi non mi ha deluso e ha mantenuto le sue promesse.

4. Ti sei integrato subito in questa città o hai faticato un po’?

Posso affermare che il processo di adattamento e di integrazione nella società francese è avvenuto in maniera indolore.
In ogni caso devo ammettere che inizialmente ho risentito dello sbalzo abissale tra il mio piccolo paesino di provenienza dove le giornate scorrono lentamente e la grande città in cui tutti vanno di fretta e il tempo non basta mai
Le difficoltà principali che ho incontrato durante i primi mesi della mia permanenza a Parigi sono legate alla burocrazia necessaria per ufficializzare la mia nuova posizione di italiano all’estero. Il sistema burocratico francese e’ molto complesso e ogni cambiamento di situazione richiede numerose pratiche e formulari da riempire.
Fortunatamente parlavo già abbastanza bene la lingua e non ho avuto particolari problemi di comunicazione. Tuttavia mi sono rapidamente reso conto della differenza esistente tra il francese appreso tra i banchi di scuola e quello parlato dalla gente. Penso che nel corso del tempo sono riuscito a integrarmi abbastanza bene alla vita parigina abituandomi alle sfumature che separano la cultura francese da quella italiana. Naturalmente esistono alcuni aspetti dello stile di vita parigino che non riuscirò mai a integrare nella mia sensibilità italiana come per esempio l’eccesso di mielosa gentilezza e il carattere snob di molti abitanti della capitale francese…e l’incapacità totale di preparare un buon caffè.

5. Come sono accolti dai cugini transalpini gli Italiani che vivono nella capitale francese?

Escludendo alcune sfumature culturali, il popolo francese è molto vicino a quello italiano e un emigrante proveniente dal nostro Paese riesce ad adattarsi abbastanza facilmente ai francesi e al loro modus vivendi. A parte il costante antagonismo e lo spirito di competizione che separa la Francia dall’Italia in vari campi, dalla moda allo sport passando per la gastronomia, gli italiani sono apprezzati e ben accettati dalla società francese.

Moulin Rouge

6. E come appaiono invece i Parigini agli occhi dell’italiano che si relaziona con loro nella quotidianeità della vita parigina?

Non è molto semplice fare amicizia con i parigini che si mostrano molto diffidenti verso le nuove conoscenze.
I parigini non godono di ottima reputazione per quanto riguarda la simpatia e l’affabilità ma vengono piuttosto dipinti nell’immaginario collettivo come persone scontrose, sgradevoli, maleducate, antipatiche, arroganti, snob, stressate, egoiste, aggressive….
Non mi è mai piaciuto generalizzare o fermarmi davanti a stupidi pregiudizi ed è per questo che ho aspettato parecchi anni prima di affrontare un tema così delicato.
Dopo un accurato studio sociologico del campionario umano che durante questi anni ha attraversato il mio quotidiano posso dire che il mito del parigino scorbutico…è pienamente confermato!
Certo ci sono tantissime eccezioni di persone più socievoli e cordiali ma in linea di massima posso affermare che il popolo parigino non passa l’esame della simpatia.

7. In cosa ti piacerebbe che l’Italia assomigliasse di più alla Francia e viceversa?

Se proprio potessi cambiare una cosa del popolo italiano, ispirandomi al modello francese, cambierei la mentalità fatalista che ci fa accettare tutto con troppa rassegnazione. La cosa che mi ha maggiormente stupito del popolo francese è la sua combattività e il suo spirito ribelle. Il popolo francese é sempre pronto a scendere in piazza, ad alzare la voce, a manifestare, a bloccare tutto e ad incrociare le braccia quando un principio democratico viene messo in discussione o quando il governo cerca di far passare leggi che vanno ad intaccare gli ideali di “libertà, uguaglianza e fraternità” sui quali si fonda la costituzione francese. Uno spirito combattivo e rivoluzionario che ho sempre invidiato ai francesi perché dotati di un forte spirito solidale e una coscienza comune che, ahimè, manca nello Stivale. L’italiano, infatti, preferisce lamentarsi al bancone del bar con i suoi amici, fare e disfare il mondo davanti una pizza, immaginare un sistema ideale in cui tutto funzioni ma difficilmente scende in piazza per difendere i suoi ideali.

Se invece potessi integrare nella cultura francese alcuni tratti essenziale di quella italiana opterei per gli elementi essenziali dello spirito italiano (che mancano del tutto ai francesi) ovvero la convivialità,la spontaneità, l’arte di sapersi arrangiare, il sorriso sempre sulle labbra, la battuta sempre pronta, la giovialità’ e il senso della famiglia. Mi piace citare la famosa frase di Jean Cocteau che sosteneva che: “I francesi sono degli italiani di malumore; gli italiani sono dei francesi di buonumore “. 

8. Qual è secondo te il periodo migliore per volare a Parigi per una vacanza?

Consiglio due periodi dell’anno per scoprire Parigi sotto due luci diverse.
In primavera quando i suoi tanti parchi esplodono di profumi e colori e nel periodo natalizio quando Parigi indossa la sua veste più bella e scintillante ed è invasa da una frizzante atmosfera di festa.

9. C’è qualche posto poco conosciuto di Parigi che ami particolarmente e ti senti di consigliare a coloro che si recano in questa città?

Ecco tre perle nascoste nella Ville Lumière che bisognerebbe vedere almeno una volta nella vita:

Museo del Carnavalet: è un museo gratuito e poco conosciuto, situato nel cuore del Marais, che ripercorre la storia della città. Semplicemente magnifico.

– I Giardini del Lussemburgo: un’oasi di pace e verde all’interno di una metropoli caotica come Parigi.

Ponts des Arts e Pont Alexandre III, i ponti più belli di Parigi dove si respira poesia e romanticismo all’ennesima potenza.

Ponte Alessandro III

E voi, conoscete altri luoghi d’interesse parigini, poco noti, da suggerire?

Foto: Gaspare Impastato

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