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Il Magazine del viaggiatore
  •   5 minuti di lettura

Christian, architetto quarantenne, e Rachele, traduttrice di 31 anni,  sono due incalliti viaggiatori milanesi che qualche anno fa hanno fondato nobordersmagazine.org, blog che si rivolge a tutti quelli che amano “viaggiare fuori dall’ordinario” e declinare l’idea di viaggio in tutte le sue forme culturali.

1. Buongiorno Rachele, buongiorno Christian. Innanzitutto vorremmo sapere come nasce l’idea del vostro blog e in cosa, secondo voi, si differenzia da altri blog di viaggi.

L’idea nasce più o meno un’estate di quasi 4 anni fa. Tra frustrazioni lavorative, impossibilità a partire, nostalgia di viaggi passati e una specie di insofferenza per quei siti costruiti solo e soltanto con notizie e articoli, riportati e rimbalzati da altri in un loop infinito e praticamente vuoto. Ci abbiamo pensato un attimo e abbiamo deciso di provare a mettere in piedi qualcosa che producesse comunque dei contenuti, buoni o cattivi non lo sapevamo, alla luce di quello che è il sito oggi, direi che sono in media abbastanza buoni! Anche per questo motivo abbiamo da subito deciso di declinare il viaggio in ogni aspetto possibile, dai film ai fumetti. Più ti crei occasioni, più hai possibilità di scoprire una storia. E questo vale anche per chi ci scrive: siamo sempre aperti alle collaborazioni genuine, per questo rifiutiamo sempre l’inserimento di articoli a tema prodotti da agenzie et similia.

2. La vostra passione per i viaggi è innata in voi fin da piccoli o matura più tardi?

Christian: Non so dire se si tratti di una questione innata, da piccolo non ho mai fatto grandi viaggi, ma con i miei genitori si tendeva a non stare mai troppo fermi, cercando di girare il più possibile le zone in cui si passavano le vacanze. La consapevolezza del viaggio è venuta sicuramente più tardi, da adolescente durante qualche esperienza di vacanza studio in Regno Unito e poi durante l’università si è consolidata grazie ai biglietti InterRail (ai miei tempi non c’erano nemmeno le zone!!). Ne ho fatti 4 e ho girato davvero tutta Europa, anche se a volte con troppa fretta.

Rachele: fino all’età di 8 anni ho trascorso le mie estati in giro per l’Europa con i miei genitori: di quegli anni ricordo pochissimo, ma credo che la mia passione per i viaggi sia legata a quelle esperienze, che ho metabolizzato trasformandole in curiosità e irrequietezza costanti.

3. C’è un viaggio in particolare che ritenete sia stato formativo a livello personale?

Christian: Direi un viaggio e una tipologia di viaggio. Il viaggio è stato quello in Giappone, perché era la prima volta che entravo in contatto con un mondo e una cultura davvero diversa da me, anche solo visivamente. E’ un viaggio che ti mette costantemente di fronte a un modo diverso di vivere: non parlando giapponese, qualsiasi scritta è indecifrabile, la comunicazione è difficile (l’inglese aiuta, ma non sempre risolve), le abitudini sono diverse e molto lontane dalle nostre. Anche prendere un banale mezzo pubblico può crearti delle difficoltà se non sai come è regolamentato, in un Paese in cui tutto è comunque un po’ rigido. La tipologia di viaggio che mi ha sicuramente formato è il viaggiare da solo. Si imparano molte cose su noi stessi e sugli altri dopo aver camminato per molte ore in mezzo alla natura senza aver incontrato anima viva, quando gli unici compagni di strada sono le pecore o i conigli. Può anche dare un certo senso di ebbrezza, l’estrema libertà a volte può essere difficile da gestire.

Rachele: il viaggio che più mi ha cambiata è stato il primo viaggio in Nuova Zelanda: sono partita per frequentare un semestre all’università di Auckland e sono tornata completamente cambiata. Ero da sola dall’altra parte del mondo ed è stato un viaggio di scoperta interiore resa incredibilmente intensa dal contesto in cui mi trovavo: una terra alla fine del mondo, dove la natura è dominante e dove gli uomini ci convivono in un modo che non ho trovato in nessun altro paese.

4. Come scegliete le vostre destinazioni e come organizzate i vostri viaggi?

Christian: Le scelte sono abbastanza casuali, dettate dal momento, dalle disponibilità, dal periodo di ferie. Di recente io e la mia compagna abbiamo deciso di andare in Olanda e in Francia, perché non avevamo tanti giorni, non volevamo spendere troppo di viaggio e c’erano delle cose che avevamo scoperto che ci interessavano particolarmente, come le isole Frisone in Olanda e l’isola di Ouessant in Francia. In questo caso siamo partiti in macchina e abbiamo utilizzato un portale che affitta case per la questione soggiorno, perché preferiamo andare in casa e poter fare un po’ di spesa per non essere costretti a mangiare fuori ogni giorno. Ci piace vivere il viaggio con una buona dose di quotidianità, come fare colazione in una casa.

Francia

Sui bagagli non siamo particolarmente creativi, ci portiamo i cambi necessari per stare fuori casa un paio di settimane, quello che non manca mai è l’attrezzatura fotografica, che durante i nostri viaggi è sempre piuttosto corposa. Poi ci prendiamo qualche guida in biblioteca e un paio ce le portiamo via con noi, giusto per avere un riferimento. Viaggiando in macchina poi, capita spesso di incrociare qualche cartello e fare deviazioni non programmate, spesso piene di piacevoli sorprese.

Paesi Bassi

Rachele: ho notato che, sempre più spesso, la mia scelta ricade su luoghi caratterizzati da una forte presenza della natura. Sono stata a New York e non mi è piaciuta, mentre ho amato moltissimo la Basilicata, dove a suo modo la natura è dominante. Per quanto riguarda l’organizzazione, evito consapevolmente le Lonely Planet, uso motori di ricerca per confrontare i costi dei voli e sempre più spesso evito gli hotel e mi affido a siti dove privati mettono in affitto camere o case intere in ogni angolo del mondo. Sto cercando, con ogni viaggio, di ridurre le dimensioni e il peso della valigia: ci portiamo dietro, metaforicamente e non, sempre più di ciò che ci serve. E per quanto riguarda cosa fare/vedere una volta a destinazione, visito musei d’arte contemporanea per interesse personale, mercatini dell’usato per cercare foto da collezionare e sfrutto i consigli di gente del posto e di siti come spottedbylocals.com.

5. Un posto non ancora visitato dove vorreste andare?

Christian: Ci sarebbero molti posti, ma dovendo dare una risposta adesso ti dico che mi piacerebbe molto andare in Argentina. Poi non sono mai stato in Africa, ma credo che prima o poi ci andrò. Ci sarebbe anche il Grande Nord che mi attira da sempre, ma temo che così la lista potrebbe diventare infinita.

Rachele: sono anni che sogno di andare in Alaska, un’altra regione dove la natura è dominante, come in Nuova Zelanda. Ma, ora come ora, sto pensando di visitare il sud Italia quest’estate e il prossimo inverno volare in Malesia.

6. Un posto dove invece tornereste volentieri?

Christian: Tornerei molto volentieri in Giappone (come vedi è un posto che mi è rimasto dentro) e poi in Canada, perché è un paese immenso e ne ho visto solo una piccolissima parte. Anche a New York, perché ci sono stato solo per 4 giorni e sono decisamente pochi.

Rachele: tornerei subito in Nuova Zelanda (sarebbe la quarta volta, ma so già cosa farei). Tornerei anche a Dublino, dove sono già stata un numero infinito di volte, e in Italia a Ferrara.

7. Visto che vi occupate anche di letteratura e cinema di viaggio, volete salutarci, suggerendo una destinazione da associare ad un libro e/o un film che amate?

Christian: la Norvegia e il “Nord” di Rune Denstad Langlo, perché è un film che ha quella nota surreale che solo i nordici sanno avere!

Rachele: l’Australia e il libro “Respiro” di Tim Winton, perché Winton è l’unico autore capace di contenere nei suoi romanzi lo sconfinato paesaggio australiano.

Secondo voi qual è la destinazione più bella tra quelle visitate da Christian e Rachele?

 Foto: Christian 

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