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I ricercatori commissionati dalle Nazioni Unite hanno presentato la prima relazione sul tasso di felicità nel mondo, conosciuto come “The World Happiness Report”. Il risultato? Scandinavia in cima alla classifica, Spagna, Francia e Regno Unito a precedere un Italia rilegata addirittura in 28° posizione.


Come si definisce la felicità?

Come la si misura? E soprattutto, come può contribuire uno stato a rendere più felice la sua popolazione? Su iniziativa del Regno del Bhutan, alcuni esperti sono stati chiamati a lavorare lunedì scorso su un tema molto più complesso di quanto possa sembrare, presso la sede delle Nazioni Unite a New York.

Perché proprio il Bhutan? Perché il paese asiatico veste i panni da pioniere nello sviluppo di politiche volte a salvaguardare e migliorare la felicità della sua gente. Il suo re, Jigme Singye Wangchuck, ha proclamato nel 1972 la necessità di costruire una società ed un’economia il cui obiettivo finale fosse la felicità collettiva e individuale dei suoi cittadini.

Secondo gli autori del rapporto, la felicità è qualcosa da prendere seriamente in considerazione:

La felicità fornisce un ampio spettro di opportunità di costruire un mondo migliore, incluse le migliori soluzioni per combattere la povertà, le malattie e la guerra.

I criteri presi in considerazione

La tesi portata avanti indica che la felicità non è individuale: le condizioni di vita e i cambiamenti sociali influenzano in modo diretto il tasso di soddisfazione di un’intera popolazione. I principali elementi che determinano lo stato di felicità di una nazione? Ce ne sono almeno tre che precedono lo stipendio e sono i seguenti:

  • La libertà politica
  • Buoni rapporti sociali
  • Assenza di corruzione

L’aumento di stipendio può contribuire ad aumentare il tasso di felicità, specie nelle società povere, ma l’incoraggiamento alla collaborazione e lo spirito di gruppo possono fare molto di più, soprattutto nelle società opulente.

Bisogna ammettere che, concentrando gli sforzi verso la crescita del prodotto interno lordo (PIL), si precludono alcuni obiettivi, come quello che conduce ad una società felice.

Queste le parole di Jeffrey D. Sachs, uno dei ricercatori responsabili del rapporto.

Bhutan, il paese pioniere della felicità
Bhutan, il paese pioniere della felicità

I 30 paesi più felici, secondo le Nazioni Unite

Una premessa è d’obbligo: i dati qui di seguito non vanno presi come assoluti: del resto, i valori utilizzati ai fini dello studio non sono di certo assoluti. Resta comunque interessante capire come si piazza l’Italia ed i suoi vicini.

E i vincitori sono… i danesi! In generale è la Scandinavia a guidare la classifica. E l’Italia dov’è? Molto più indietro…

Dietro gli Stati Uniti (11°), la Spagna e la Francia, rispettivamente alla 22° e 23° piazza, Arabia Saudita e Porto Rico, alla 26° e 27°, ma prima della Germania, che si classifica 30°, ecco l’Italia, al 28° posto di questo speciale studio. Sorpresi?

La felicità nel mondo, secondo le Nazioni Unite: ecco i primi 30 paesi
La felicità nel mondo, secondo le Nazioni Unite: ecco i primi 30 paesi

Dando uno sguardo all’altro capo della classifica, troviamo in coda molti paesi africani, in cui la felicità appare ben più rara: nella fattispecie, Burundi, Sierra Leone, Benin e Togo.

Il risultato dello studio è, ovviamente, soggettivo, come spiega Olivier Zajec, direttore aggiunto di “Prospettive strategiche”, presso il centro di consulenza e studi CEIS. Possiamo vivere meglio in un centro città devastato, quale quello di Detroit o in una famiglia di pescatori di Capo Verde?

Ben fatto: ora sai dove andare alla ricerca di una popolazione stabile e fiorente, e dove è meglio non andare, per evitare di cadere in depressione. Noi ci chiediamo: dati del genere possono davvero influenzare la scelta della destinazione del tuo prossimo viaggio?

Intanto, qui puoi preparare il tuo viaggio verso la Danimarca, prima in classifica!

Fonte: WORLD HAPPINESS REPORT, Edited by John Helliwell, Richard Layard and Jeffrey Sachs.
Foto: Laihiu – Flickr cc.

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