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Il Magazine del viaggiatore
  •   8 minuti di lettura

Ingegnere, musicista ed amante dei viaggi, Daniele Cangini ci racconta in questa lunga intervista l’ultimo viaggio effettuato fra Israele e Cisgiordania in compagnia del suo inseparabile clarinetto.

Avvertenza: data la particolare situazione politica, in continua evoluzione, in Israele e nei Territori Occupati, prima di partire per questi luoghi, è vivamente consigliato tenersi aggiornati sulle condizioni di sicurezza nella regione, prendendo contattato con il Ministero degli Affari esteri  o consultando il sito Viaggiare Sicuri della Farnesina.

1) Buongiorno Daniele, innanzitutto vorremmo sapere perchè hai scelto di partire per Israele e la Palestina.

1. Diciamo che per questi luoghi dall’enorme interesse storico, culturale, religioso, paesaggistico le motivazioni non mancano. Ma il motivo principale è quello che mi spinge ogni volta a partire: la curiosità di conoscere con i miei occhi nuovi luoghi e gente sempre diversa.

2) Come hai organizzato il tuo viaggio a livello logistico e burocratico?

2. Vista la meta, più che discussa nel bene e nel male a livello di media e di cronache internazionali, ho cominciato a cercare informazioni su internet, dove il Ministero del Turismo israeliano e le tante associazioni e ONG che si occupano del problema palestinese forniscono varie e approfondite informazioni sia turistiche che logistiche. E così ho scoperto che a livello di permessi e burocrazia un cittadino europeo che vuole visitare Israele, e non rimanerci oltre 3 mesi, non ha bisogno di alcuna autorizzazione particolare al di là del passaporto in corso di validità.

Il secondo passo è stato l’acquisto di un volo low cost per Tel Aviv in partenza da Bologna: nel mio caso ho trovato una buona offerta di Pegasus Airlines con scalo ad Istanbul per una durata totale di 5 ore.

3) Puoi raccontarci a grandi linee il tour che hai compiuto?

3. Ecco il riassunto del mio itinerario di 11 giorni: dopo aver goduto del sole, del mare, del cibo e delle bellezze di Tel Aviv e Giaffa per due giorni, ho preso un treno e mi sono recato a nord, nella città di Haifa da dove, sempre con un altro treno, ho raggiunto Acri, posto carico di storia, legato agli avvenimenti delle crociate.

Il litorale di Acri con le mura sullo sfondo
Il litorale di Acri con le mura sullo sfondo

Il giorno dopo ho raggiunto Nazareth, famosa per essere la città di provenienza di Cristo e meta importante per i cristiani per via della Basilica dell’Annunciazione. Ho preso un ostello a Nazareth come base e il giorno successivo mi sono recato al lago di Tiberiade, famoso per le vicende narrate nella Bibbia e situato sotto il livello del mare.

Daniele presso il Lago di Tiberiade
Daniele presso il Lago di Tiberiade

Il mattino successivo, prendendo un piccolo autobus in direzione sud, sono entrato nei Territori Palestinesi (West Bank), arrivando a Jenin. Lì ho potuto pernottare in ostello e visitare la città vecchia e la zona dei (ex)campi profughi, un posto dall’aspetto completamente differente dalle città israeliane: un suk arabo esteso a tutta la piccola cittadina, occhi indiscreti, poco turismo, un po’ di apprensione nel sentirsi diversi, quanto meno esteticamente. Il giorno dopo con un taxi condiviso palestinese ho percorso tutta la Cisgiordania da Jenin a Ramallah, preferendo non visitare Nablus per ragioni di tempo. A Ramallah, capitale di fatto della Palestina, ho visitato la tomba di Yasser Arafat, la sede dell’Autorità Nazionale Palestinese e l’immenso mercato cittadino.

Ramallah
Ramallah

Il giorno successivo sempre dal centro di Ramallah ho preso un taxi condiviso per recarmi a Jerico e poi nuotare nella vicina località di Kalya sul Mar Morto, a circa – 418 m dal livello del mare. Un’esperienza da provare!!

Kalya

Tornato a Ramallah ho deciso di dirigermi a Gerusalemme, quindi mi sono recato in bus fino al checkpoint d’ingresso al territorio israeliano, ho varcato a piedi il confine e fatto tutti i controlli richiesti dalle autorità israeliane. Dopo il controllo ho preso un bus per Gerusalemme che mi ha portato direttamente fino alla porta di Damasco nel lato nord della città vecchia. Qua sono rimasto tre giorni ed ho approfittato della vicinanza di Betlemme, per raggiungere quest’ultima città palestinese, varcando di nuovo la “frontiera” e visitando quindi la Basilica della Natività.

Bethlemme
Betlemme

4) Potresti descriverci con un aggettivo le principali tappe del tuo tour?

4. Tel Aviv = lucente; Acri = misteriosa; Nazareth = spirituale e turistica; Jenin = difficile, Ramallah = rivoluzionaria; Jerico-Mar Morto = “Mille e una notte”; Gerusalemme = storica, sacra e mistica; Betlemme = colorata.

5. Cos’hanno da offrire turisticamente questi luoghi a livello di folklore, tradizioni, gastronomia, eventi?

5) Il cibo è buono!! Credo che le pietanze e il modo di cucinare siano il risultato di un mix di varie culture culinarie sia indigene che provenienti dall’estero. Piatti tipici palestinesi, pietanze tipiche ebraiche, ulteriori cibi e ricette importate dal mondo probabilmente con il fenomeno del sionismo. E’ facile quindi sedersi al tavolo di un ristorante e mangiare un piatto kosher e poi un kebab, un falafel, un’insalata greca, un piatto russo e infine dei dolci turchi. Consiglio di assaggiare il caffè palestinese, molto simile a quello greco e turco, miscelato però con altre spezie, come il cardamomo.

Il folkore e la musica viaggiano di pari passo con le tradizioni religiose. Dunque le occasioni migliori per conoscere i costumi tipici del luogo sono gli appuntamenti religiosi, ma anche la sera è possibile ammirare i numerosi abiti tradizionali ebraici che indossano gli Israeliani per gli incontri mondani..
Anche la popolazione araba mantiene le proprie tradizioni, in particolare nelle occasioni di festa e di svago. In questo caso mi hanno colpito in particolare le ragazze giovani: in esse c’è tanta voglia di fare moda alla loro maniera e con canoni diversi da quelli europei occidentali. Nei locali c’è musica dal vivo e i dj passano la musica in onda un po’ in tutte le città del mondo. Di manifestazioni sulle musiche tradizionali ho letto molto sulle guide e sulle pubblicità dei giornali, ma a concerti particolari, aldilà di musicisti di strada comunque interessanti, non ho partecipato.

Daniele si concede un narghilè a Ramallah
Daniele si concede un narghilè a Ramallah

6) In quanto musicista del gruppo bolognese Les Touches Louches, sappiamo che in valigia non manca mai il tuo clarinetto e sei solito suonare nei diversi luoghi del mondo che visiti. Sei riuscito a fare qualche “incontro” ed esperienza musicale in Israele o Palestina?

6) Si, anche se il ritmo serrato dei miei spostamenti non mi ha permesso di dedicarmi alla musica quanto avrei voluto. Ben due volte però mi sono esibito con musicisti formidabili e viaggiatori che ho trovato sul mio percorso: ad Haifa, in una Jam Session Jazz Blues dove ho accompagnato col clarinetto una band composta da batteria, basso, chitarra, violino; poi a Ramallah, in una sorta di serata internazionale con gente un po’ da tutto il mondo. Due bellissime serate.

L'esibizione di Daniele ad Haifa
L’esibizione di Daniele ad Haifa

7) Quale città suggerisci di non perdere a coloro che programmano di partire per questa regione?

7. Gerusalemme è sicuramente la città che più mi ha colpito e che più ha soddisfatto le motivazioni del mio viaggio: centro delle religioni più importanti, Gerusalemme è piena di attrazioni e situazioni per tanti versi inimmaginabili; una commistione del tutto e paradosso delle culture; una città piena di storia, ma comunque moderna. Lingue parlate? Credo tutte.

Gerusalemme
Gerusalemme

Anche Tel Aviv però mi ha sorpreso molto, una metropoli piena di movida e giovani con spiagge che non hanno nulla da invidiare a Rio de Janeiro.

Lungomare di Tel Aviv
Lungomare di Tel Aviv

8) E a livello naturalistico qual è, secondo te, una tappa irrinunciabile?

8. Il paesaggio e la natura variano notevolmente nel giro di pochi chilometri: si passa dal territorio pressoché deserto del sud e del Mar Morto, alle città oasi in Cisgiordania, alla verde e rigogliosa campagna della Galilea a nord. Sia per i colori che per l’esoticità che regala, direi che senza dubbio la zona del Mar Morto con il suo scenario quasi lunare è il posto che a livello naturalistico mi ha più impressionato.

Mar Morto
Mar Morto

9) Che clima si respira in questi luoghi? Hai mai avuto paura durante questo viaggio?

9. Il clima che si respira è molto diverso e in parte riflette un po’ il sentire dei luoghi comuni e degli stereotipi su Israele e Palestina che un visitatore straniero matura in base alle proprie convinzioni e a ciò che solitamente raccontano i mass media. In generale, camminando per le strade delle località israeliane, sembra di stare in una città europea, con il mare, con la voglia delle persone di vivere a pieno i giorni e le serate in maniera moderna e con svago. C’è da dire infatti che le città di Israele sono di sicuro paragonabili alle metropoli europee per dimensioni ed importanza a livello statale, quindi la vita, gli spazi, le infrastrutture e le persone, fanno respirare un clima di generale tranquillità. Non mancano però i numerosi dispositivi di controllo e tanta presenza di polizia e di militari che ricordano i problemi inerenti alla sicurezza che caratterizzano il Paese.

In Palestina la realtà è molto diversa e ciò che emerge dal primo impatto sono le difficoltà della popolazione, soprattutto economiche, che si riflettono inevitabilmente sul clima percepito, quindi a volte ci si può sentire anche a disagio, ma senza particolari paure. Per la mia esperienza direi che si può fare del turismo così come lo intendiamo noi Europei anche in Israele e Palestina, con le attenzioni del caso e mostrando comprensione e disponibilità a osservare alcune regole imposte per la tutela della sicurezza, quindi controlli frequenti e il consiglio di seguire gli itinerari più frequentati.

Una manifestazione di protesta a Betlemme
Una manifestazione di protesta a Betlemme

10) Che accoglienza e che gente hai trovato durante il tuo il viaggio? Hai riscontrato grosse differenze fra Ebrei, Palestinesi ed Arabi israeliani?

10. Durante il viaggio ho trovato soprattutto turisti, di varie età, con motivazioni come le mie, ma anche altri che viaggiavano per motivi spirituali, chi voleva andare solo al mare, chi con la scusa del turismo voleva intraprendere una propria missione di aiuto e riscatto della popolazione palestinese, chi se ne stava là perché il clima è più mite che in Scozia.

Poi ho incontrato le persone del posto, intente nel loro lavoro che il più delle volte è rappresentato dal commercio, l’offerta di servizi, cultura, cibo e sicurezza ai turisti. L’accoglienza direi che in generale è stata ottima negli alloggi a basso costo dove ho pernotatto, nei locali frequentati e nei siti turistici che ho visitato. In generale gli Israeliani mi sono sembrate persone molto riservate, mentre mercanti e chiacchieroni i Palestinesi. Fra Israeliani, Arabo israeliani e Palestinesi c’è molta differenza sia nello stile di vita che nei modi di fare. I primi asserragliati dietro la loro cultura e alle loro regole quasi come in una società formalmente confessionale, gli altri in qualche maniera confinati nella mancanza di alcuni diritti, nella loro ristrettezza economica e nello stato di occupazione effettiva in cui vivono.

11) In generale qual è stato l’incontro e l’esperienza più importante che hai vissuto in questo viaggio?

11. L’esperienza più importante non può che essere legata alle mie curiosità, quindi capire un po’ come funzionano quelle comunità, poter entrare nel Monte del Tempio o nella moschea di Al-Aqsa e poi parlarne con persone giovani di fede ebraica e di religione islamica in maniera separata, per capire l’importanza che questi luoghi riflettono per loro.

Muro del Pianto
Muro del Pianto

Vi piacerebbe visitare Israele e la Palestina?

Foto: Daniele Cangini, Borya / Flickr cc.

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2 responses to “Fra Israele e Palestina sulle note di un clarinetto

  1. E’ vero che si impara solo viaggiando, conoscendo i posti e parlando con le persone.Un’esperienza che piacerebbe fare anche a me.Bravo Daniele!

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