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I fasci di luce dei fari, lontani e vicini, tornano ad ingannarci ancora una volta. L’arroganza maestosa con la quale si ergono alti di fronte all’infinito trasmette sicurezza ed orgoglio. Porte metaforiche su un mondo sconosciuto e spesso temuto, guardiani gelosi di storie e segreti, “casa”, per chi contava ore, minuti e secondi, talvolta interminabili, al suo interno. Torna il nostro appuntamento con i fari.


Un brivido corre lungo la schiena, gli occhi si stupiscono di fronte a tanta maestosità e mistero. I dintorni poi, sospesi in un passato senza tempo, il contesto giusto per un viaggio all’insegna delle emozioni forti. Lancette bloccate, dunque, attimi che durano secoli ed un “meta-viaggio” da compiere, quello alla scoperta della storia dei fari.

Aniva, ultimo respiro sovietico

aniva

Questo nostro lungo viaggio che ci conduce alla scoperta della storia di un secolo, quello ormai trascorso, distinto da distruzioni di massa, fughe nucleari e disastri in larga scala, il tutto, racchiuso e raccontato senza fretta da questo faro ormai dismesso, eppure arcano custode di una storia che resta resta in piedi, racchiusa tra le sue mura.

Aniva

Il nostro brancolare ci condurrà all’estremità orientale della Russia, a due passi dal Giappone. L’Isola di Sakhalin, distinta dai suoi evidenti tratti asiatici e dal segreto che custodisce gelosa nella zona Sud. Fino al 1945, queste terre insulari facevano parte del paese del Sol Levante, nello specifico, erano parte della prefettura di Karafuto. Un ulteriore salto nel passato, nel ’36, ci conduce dritti all’anno di costruzione del faro Aniva, che prende il nome dal golfo in cui sorge.

Aniva, vista dal basso

Al primo piano c’era la squadra responsabile per la fornitura d’energia, al secondo figurava un magazzino destinato alle scorte alimentari ed una cucina rudimentale, al terzo piano figurava una sala comunicazioni e dal quarto al sesto piano, vi erano delle vere e proprie abitazioni per i vari guardiani, che trascorrevano qui buona parte dei loro giorni.

Aniva

Con l’arrivo dell’Armata Rossa dell’Unione Sovietica, dopo una cruenta e sanguinosa battaglia che aveva come scopo la liberazione l’isola dall’occupazione nipponica, i russi hanno preso il controllo dell’isola Sakhalin ed ovviamente anche del faro. Fu allora che si decise per il passaggio dal diesel al nucleare, una scelta che avrebbe segnato per sempre le sembianze dell’isola.

Aniva

Con la caduta della cortina di ferro e lo smantellamento dell’URSS, i fari nucleari cominciarono a cadere ad uno ad uno nel buco nero di quel tempo, attraversando una dimensione di oblio eterno e giungendo ai nostri giorni senz’anima. Di fatto, ciò ha provocato la permanenza prolungata di elementi radiattivi all’interno delle strutture dismesse, elementi che hanno attaccato la natura circostante, contaminandola, purtroppo, per secoli.

Faro di Gibilterra, la mia vita per una birra

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La marea ci conduce sulle Isole Toronto, a Gibilterra, nella regione dei Grandi Laghi, in un ambiente fatto di specchi d’acqua cristallina, isole e sogni. Qui si respira aria pura, la stessa che si respirava nel 1808, quando venne costruita una torre alta circa 20 metri, cui poi il tempo avrebbe regalato ulteriori 15 metri, portandoli a 35 complessivi. Da qui venivano sparati nel cielo dei fasci di luce rotanti, che delineavano le rotte sicure seguite dai marinai che si avventuravano per questi mari.

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Tante le storie che prendono vita in questo scenario, una avvolta da un acre profumo di birra, un racconto d’altri tempi. È la storia di John Paul Rademuller, primo guardiano di questo faro, un tedesco conosciuto in tutta la regione per la birra che egli stesso produceva, un prodotto piuttosto ricercato tra le truppe in marcia verso la vicina Fort York.

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Ma il 2 gennaio del 1815 accadde qualcosa di strano, una storia fatta di morte e fantasmi che si racconta ancora oggi. È la storia di tre soldati che giunsero fino al faro alla ricerca della birra di cui tutti ne tessevano le lodi, birra che fu loro negata dal guardiano. Il battibecco degenera in litigio: i soldati colpiscono a morte John, lo conducono all’ultimo piano del faro e lo lasciano cadere nel vuoto, in un atto pieno di rancore. E non finisce qui: per non lasciar traccia dell’accaduto, smembrarono il corpo, lo fecero a pezzi e solo più tardi, lo seppellirono in diversi punti dell’isola…

Gibilterra

Da quel momento, alcuni asseriscono di aver notato più di una volta un’ombra vagare nella nebbia fitta, tra i cespugli, dai quali provengono lamenti e gemiti. La gente del posto crede si tratti del guardiano alla disperata ricerca dei resti del suo corpo. Dal faro, poi, provengono strani rumori, colpi, piccoli passi che risalgono le ormai malandate scale. Tristi lamenti accompagnano le notti oscure nei suoi dintorni…

gibilterra

Quale dei fari trattati ti ha maggiormente colpito? Conosci altri luoghi avvolti da un alone di mistero? Fai sentire la tua voce!

Foto: englishrussia.com, sakhalin.ruEmma-O Productions.archives.gov.on.ca, blogto​eyebextorontoghosts.org

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